venerdì 24 aprile 2009

"Alone, one achives nothing.
Together, we have the strenght to rebuild our Mother Africa and bring back her power and dignity"

"Seule, on n'arrive à rien.
Ensamble, nous somes plus forts pour relever notre Mère Afrique et lui rendre sa force et sa dignité"
DOBET GNAHORE'

giovedì 9 aprile 2009

giovedì 12 febbraio 2009

Viaggio responsabile in Kenya



Soli d'Africa guarda il Kenia come prossima meta da raggiungere. Si preparano per un viaggio. Cercano il modo, tra mille impegni, per liberarsi in quel periodo e fanno conti in tasca per raccimolare i soldi necessari. Manca ancora un pò di tempo alla partenza, ma la fase organizzativa è già partita. Da Nairobi i ragazzi del The Big Issue ci mandano la conferma di fattibilità. Per i biglietti la formula è: prima si prenotano, meno si pagano. Tante cose a cui pensare, ma la mente sembra essere già lì. Per molti di noi significa ritornare in quella terra e tra quella gente conosciuta al World Social Forum. Per altri significa conoscere il secondo, terzo, quarto...paese dell'Africa. Per chi non è stato ancora contagiato dal Mal d'Africa sarà La Sua Prima Volta!

Il viaggio comincia dalla città di Nairobi, per la precisione dai suoi piccoli e grandi insediamenti informali meglio conosciuti come baraccopoli o slum. Un breve corso di ki-swahili sarà in modo migliore per entrare in contatto con le realtà dei luoghi. Scaleremo (da principianti) il Kilimanjaro non solo per vivere una sfida fantastica alle pendici del monte più alto d’Africa, ma soprattutto per partecipare all’evento internazionale “Climb Kilimanjaro for peace” organizzato dai Ghetto Reporters del The Big Issue (mensile di giornalismo di strada). Il viaggio proseguirà alla volta della sorgente del Nilo per poi fermarsi due giorni nel posto dove ha avuto origine la specie umana: la Rift Valley. Come in ogni buon viaggio, gli ultimi giorni saranno dedicati al relax sulla costa dell’Oceano.

Programma

4 sabato: Partenza; arrivo e sistemazione a Nairobi
5 domenica: Visita di Nairobi City
6 lunedì: Visita di Dandora e lezione di Ki-Swahili
7 martedì: Visita alla “Shalom house” centro ricerche di Amani; lezione di Ki-Swahili
8 mercoledì: Visita di Korogogho e passeggiata fino a Dandora; lezione di Ki-Swahili
9 giovedì: Visita di Mathare - lezione di Ki-Swahili
10 venerdì: Partenza da Nairobi alla volta del Monte Kilimanjaro
11 sabato: Scalata del Kilimanjaro
12 domenica: Ritorno a Nairobi
13 lunedì: Partenza per Kisumu; escursione in barca sul Lago Vittoria
14 martedì: Partenza per Naivasha; visita e sistemazione sul lago
15 giovedì: Visita della Rift Valley attraverso Hell’s gate National Park
16 venerdì: Partenza per Tiwi Beach sull’Oceano Indiano
17 sabato: Spiagge bianche, mare corallino e tanta pace!
18 domenica: Partenza per Nairobi
19 lunedì: Saluti e partenza per l’Italia

Durante tutto il viaggio saremo accompagnati da guide locali.
Caratteristiche dei viaggiatori: senso di avventura, adattamento e forte responsabilità sociale.
Periodo: 4-19 aprile 2009
Costo: 1500 Euro
Partecipanti: massimo 10
Adesioni: entro il 28 febbraio

venerdì 30 gennaio 2009

I giovani Ghetto Reporter del The Big Issue Kenya - Un'altra Africa

Mai sentito parlare di Ghetto Reporters?? Ebbene, i ghetto reporters sono loro, i giovani professionisti del The Big Issue Kenya.


Ghetto Reporters è un gruppo di giornalisti degli insediamenti informali di Nairobi (meglio noti come baraccopoli), che lavorano dal 2007 per diffondere l’informazione quotidiana nelle proprie comunità.
Sempre più spesso i media tendono ad ignorare tutta quella fascia di popolazione che vive per le strade, senza un tetto, che è esposta a pericoli di ogni genere, all’HIV ed AIDS e ad altri rischi sanitari, a discriminazione ingiustificata, a dipendenza da droghe, ed alla conseguente impossibilità di uscire da questa situazione mai scelta. Per quanto sia impossibile eliminare completamente simili problemi, si rende sempre più necessario denunciarne l’esistenza e spiegarne il significato profondo e le difficili implicazioni che comportano, per porre fine a questa "conveniente" povertà di notizie ed informazioni riguardanti gli slum.
E’ sulla base di questa esigenza che è nata The Big Issue Kenya, una rivista di strada ma anche e soprattutto un’organizzazione sociale impegnata nel campo dell’informazione e dell’auto-riscatto di disoccupati, senza tetto e di tutti gli emarginati della società.
Gli obiettivi principali del The Big Issue Kenya, consistono nel:
- Offrire opportunità di sviluppo, e di auto-impiego per permettere ad adulti emarginati di convertire la propria esclusione sociale in auto-sufficienza.
- Essere una piattaforma mediatica indipendente che promuove un’etica di responsabilità sociale. - Raggiungere una certa auto-sostenibilità organizzativa tramite attività sociali redditizie.
- Aiutare le comunità delle baraccopoli a sviluppare le proprie capacità
- Essere al servizio di organizzazioni internazionali impegnate in maniera innovativa negli slum di Nairobi
La principale attività dei Ghetto Reporter consiste nell’informare sugli avvenimenti quotidiani all’interno delle baraccopoli, che ciascun componente del gruppo rappresenta (Kibera, Korogocho, Mathare, Soweto Kahawa, Kangemi, Embakasi, Mukuru, Dandora, Kawangware, Mitumba, Kwa Njenga, Kwa Reuben, Kayole). I giovani reporter, infatti, raccolgono notizie negli slum e le riportano alle agenzie giornalistiche di cui sono partner (talvolta le pubblicano direttamente sul proprio sito all’indirizzo http://www.thebigissuekenya.org/) Le news e le informazioni, comprese statistiche, documentari e fatti del giorno, vengono pubblicate settimanalmente. Attualmente il gruppo conduce alla Radio Waumini un programma di 15 minuti, intitolato "Slums Diary", che va in onda ogni lunedì alle 21.30 riportando le notizie più importanti della settimana dalle differenti baraccopoli di Nairobi.
I membri di Ghetto Reporters stanno accumulando conoscenze approfondite ed una vastissima esperienza sul campo: sono dunque in grado di mettere le proprie capacità a disposizione di progetti di ricerca, al fine di produrre benefici concreti per la comunità ed aiutarla ad affrontare problemi complessi con un approccio partecipativo e critico.Tramite documentari fotografici, interviste e focus group per ricerche qualitative, racconti e storie orali, mappe di comunità e sondaggi, si affrontano temi delicati ma di cruciale e quotidiana importanza quali sfratti forzati, HIV/AIDS, Governance, e questioni legate alla riduzione della povertà con particolare attenzione ai giovani.
I Ghetto Reporters sono inoltre in prima linea nel restituire un’immagine dignitosa e sana agli insediamenti informali di Nairobi, per cui, in collaborazione con i residenti e con varie associazioni comunitarie di base, i nostri giovani giornalisti organizzano spesso momenti di pulizia comunitaria dei diversi slum, oltre a campagne ambientali con un occhio di riguardo alla questione dell'immondizia.

Da non dimenticare poi che Ghetto reporters, con il supporto di altri partner, si occupa anche di organizzare eventi per la comunità, come conferenze, campagne, forum per la pace, formazione, etc..tutte iniziative finalizzate ad offrire ai giovani della comunità l’opportunità di sfruttare il proprio talento partecipando ad attività sportive, artistiche e culturali.

La loro prossima impresa sarà la scalata del Kilimanjaro assieme a giovani di tutto il mondo..e con gioia, noi saremo al loro fianco!

Per ulteriori informazioni visitate il sito http://www.thebigissuekenya.org/ o tornate a trovarci su questo blog dove a breve pubblicheremo il programma dell’iniziativa Climbing Kilimanjaro for Peace – The Big Experience.
I nostri ringraziamenti e complimenti a Cosmas M. Nduva per Kibera, ed a tutti gli altri Ghetto Reporter: Lucy Kilonzo per Embakasi, Nicholas Wamae per Soweto Kahawa, Fred Adino per Dandora, Oluoch O. Japheth per Korogocho, Sarah A. Achieng per Mukuru Kwa Njenga, Elizabeth Nduva per Mukuru Kwa Reuben, Easther Thiong’o per Deep Sea, Nancy Adhiambo per Huruma, Martin Njuguna per Kibera, Kelvin Odhiambo per Kariobangi, Bernard Adera per Kariobangi, Stephen Waema per Kibera, Mercy Wanjiru per Korogocho, Danchris Ochieng per Kawangware, Paul Njogu per Mattare, Calystus Mutuku per Mattare.

mercoledì 21 gennaio 2009

NO AFRICOM a Napoli e Vicenza

Ci rendiamo conto che tante sofferenze sono dovute alle scelte militaristiche dei nostri governi?
Un esempio incredibile è l’annuncio fatto poco prima di Natale dal nostro Ministro degli Esteri Frattini, che AFRICOM, il supremo comando Americano per le truppe di terra e di mare per l’Africa, troverà posto a Napoli e a Vicenza.
Africom, creato dal presidente Bush e inaugurato il primo ottobre 2008 a Stoccarda, è guidato dal generale afro-americano William “Kid” Ward. Il generale ha speso il 2008 a cercare una base per questo Comando in Africa. Ma la forte azione diplomatica del Sudafrica contro la presenza di Africom nel continente, ha impedito agli USA di trovarla.
Come ultima chance gli americani hanno pensato di trovarla nel paese più vicino all’Africa, la Spagna ed esattamente a Rota (Cadice), ma Zapatero si è opposto. Non rimaneva che l’Italia! E il governo Berlusconi è stato ben felice di dare il benvenuto ad Africom a Vicenza e a Napoli. Il ministro Frattini ha anche detto che si tratta di “strutture di comando che operano nel quadro NATO”. Bugia! Il comando Africom è uno dei sei comandi unificati del Pentagono. Frattini ha inoltre dichiarato che non ci sono truppe da combattimento, ma solo componenti civili. Altra bugia! Africom ha come scopo la lotta al terrorismo e l’addestramento dei militari africani oltre alla protezione degli enormi interessi americani in Africa.
E proprio per potenziare Africom, gli USA hanno costituito due nuovi corpi: i Marines per l’Africa (MAFORAF) e il Diciassettesimo Stormo dell’aeronautica militare USA con il nome di AFAFRICA. Quest’ultimo opererà soprattutto da Vicenza e Sigonella, oggi la più grande base aerea nel Mediterraneo. Le forze armate USA hanno fatto già sapere che 750 militari verranno assegnati a Napoli e a Vicenza. Frattini ha anche detto che la scelta del governo è stata presa dopo aver informato i paesi africani che hanno espresso grande supporto per questa decisione! Strana democrazia quella del governo Berlusconi che tiene nascosta una tale decisione al Parlamento e consulta invece i governi africani!
Il nostro Governo dando il suo consenso a Washington contribuisce ad una nuova operazione di stampo neocoloniale mirante al controllo delle aree strategiche dell’Africa.
Le domande che sorgono sono molte e inquietanti sia per il nostro governo e parlamento, sia per le amministrazioni della Campania e di Napoli, sia per la chiesa italiana.
Governo e parlamento: in quali sedi e con quali procedure è stata presa questa decisione di grande importanza strategica? Perché il Parlamento italiano non è stato informato e non c’è stato nessun dibattito parlamentare? Il PD ha qualcosa da dire a riguardo?Oppure c’è un accordo bipartisan su tutto questo?
Regione Campania e Comune di Napoli: la regione campana, nella persona del suo presidente Bassolino, è stata almeno consultata? E la sindaca di Napoli, Rosa Iervolino, è stata almeno interpellata, dato che Africom sarà posizionato a Napoli?
Chiesa italiana: come mai che la CEI non ha alcuna parola da dire su scelte militaristiche così scellerate?
Come mai gli istituti missionari e le realtà missionarie laicali come la FOCSIV non reagiscono a decisioni militaristiche così gravi?Come facciamo ad inviare missionari, suore, laici in Africa se non denunciamo scelte come queste che rendono l’Africa sempre più schiava e sfruttata?
Alex Zanotelli, Napoli, 6/01/2009

mercoledì 14 gennaio 2009

Una cura per l'AIDS dalla Tanzania - Un'altra Africa

…"Ci meravigliamo ogni volta che sentiamo dire: "Questo medicinale manca", mentre nella maggior parte dei casi il rimedio della cui mancanza ci lamentiamo è lì, nel piazzale del dispensario o dell'ospedale. Quale è la sorpresa nel vedere che l'Africa continua ad acquistare medicinali all'estero invece di essere, come dovrebbe, uno dei grandi produttori ed esportatori di prodotti farmaceutici. In realtà, essa ha tutto sul suo territorio. Ciò che le manca sono dei laboratori di ricerca ben attrezzati e degli specialisti seri animati da un profondo spirito di scoperta."…
Dominique Traoré Vice Presidente dell’Institut Pasteur, Parigi 1965


Una terapia per il cancro e l' Aids a base di foglie, cortecce e radici?
Pare che esista e, sebbene le piante curative necessarie siano ancora oggetto di ricerca ed analisi in Africa Orientale ed in Italia, lo dimostrano i numerosi casi in cui il virus regredisce, casi che si moltiplicano di settimana in settimana nel cuore della Tanzania.
A trovare la potenziale cura sono stati due guaritori tradizionali: Mama Fatume nota agli ospedali di tutto il Paese per la sua ricetta delle 41 piante, capace, appunto, di curare l' Aids, ed Elias, il guaritore Masai del villaggio di Ngarenanyki.
Entrambi, assieme ad altri esperti di medicina tradizionale sono stati ufficialmente riconosciuti dal governo della Tanzania ed ammessi ad esercitare liberamente grazie alle loro capacità diagnostiche e curative: nonostante molti guaritori siano analfabeti, hanno nozioni approfondite di anatomia e fisiologia; conoscono gli organi e il loro funzionamento e sono in grado di diagnosticare anche malattie complesse, tra cui alcune forme di cancro; ulteriore dimostrazione delle loro competenze è data dal fatto che scelgono piante che contengono gli stessi principi attivi utilizzati in farmacologia, ed in alcuni casi anche principi ancora sconosciuti. Ormai persino gli ospedali consigliano ai pazienti terminali di rivolgersi ai guaritori perché in Tanzania, medicina moderna e tradizionale stanno imparando a collaborare per migliorare il servizio sanitario nazionale, scambiandosi i pazienti per diagnosi e terapie.
La biodiversità e la pratica della medicina tradizionale, parte dell'eredità indigena, naturale e culturale, rappresentano un’opportunità di sviluppo per l’intero Paese, ed una fonte di speranza per tutto il Continente: diventa dunque di fondamentale importanza riuscire a tutelarle ed a promuoverle.
A tal fine è nato negli ultimi anni il progetto “Conservazione e Valorizzazione delle Risorse Fito - Genetiche e della Conoscenza Medica Tradizionale in Tanzania”, finanziato dal Ministero degli Esteri Italiano ed eseguito congiuntamente da CINS (Cooperazione Italiana Nord Sud) e AAF (Associazione Africa Futura). Nell’ambito di questo progetto è stato costruito ed attrezzato, nel villaggio di Ngongongare un laboratorio di ricerca allo scopo di catalogare e salvaguardare le piante usate dai guaritori tradizionali, creando una piccola attività commerciale - un vivaio gestito dalle donne del villaggio in cui coltivare e vendere le piante che oggi i guaritori raccolgono in natura, percorrendo anche centinaia di chilometri – e moltiplicando le possibilità tecnologiche, i metodi conoscitivi e di ricerca e le relazioni internazionali indispensabili per trasformare il potenziale originario basato sulla biodiversità e sulle conoscenze tradizionali ad essa associate, in concreta risorsa economica e sociale per l’intero Paese.
Per maggiori informazioni http://www.tanzaniabiodiversity.com/


fonte Alessandra Viola - La Repubblica
foto da http://www.tanzaniabiodiversity.com/gallery.php

venerdì 9 gennaio 2009

E' in arrivo...FESPACO - le Festival Panafricain du cinéma et de la Télévision de Ouagadougou - Un'altra Africa

«L’Africa deve poter creare le sue proprie immagini, al fine di offrire a livello internazionale la sua visione del mondo. La proliferazione di antenne paraboliche porta immagini provenienti da altrove che sommergono il nostro continente e spesso forgiano i modi di pensare dei nostri giovani. Una nostra maggiore produzione cinematografica e audiovisiva permetterà alla cultura africana di raggiungere questa giovane generazione che ne ha bisogno».

Queste le parole con cui Baba Hama, delegato generale del FESPACO, il Festival Panafricain du cinéma et de la Télévision de Ouagadougou, ha presentato la scorsa edizione della manifestazione.
Il FESPACO, il più importante Festival del Cinema Africano, ogni due anni raduna in Burkina Faso i migliori registi del continente per un’affascinante competizione che celebra la cultura africana.
La biennale di Ouaga, ormai giunta alla XXI edizione, festeggerà quest’anno il suo 40° compleanno. Dal 1969 infatti anima le vie della capitale burkinabé con migliaia di registi, critici e giornalisti provenienti da tutto il Continente e non solo, e con oltre duecento film in gara, nella stessa intensa settimana, affronta temi molto importanti quali: il dilemma tra innovazione e tradizione, l’emancipazione femminile, il passato da non dimenticare, l’immigrazione, la storia, il desiderio di perdono e riconciliazione, il ruolo delle religioni nella società e le speranze della quotidianità.
Quest’anno il FESPACO si svolgerà dal 28 febbraio al 7 marzo sotto la direzione di Michel Ouedraogo, e contribuirà ancora una volta a promuovere, diffondere e tutelare la cinematografia Africana, intesa come mezzo d’espressione, educazione e coscientizzazione.
Per informazioni ed iscrizioni potete consultare il sito ufficiale del festival http://www.fespaco.bf/